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A Un’Infanzia da Vivere il Premio nazionale don Diana ‘Per amore del mio popolo’

Caivano non è più solo un posto da evitare. La sua storia parla ormai di impegno quotidiano di chi non si dà per vinto e che ogni giorno prova a cambiare le cose con la denuncia, con l’esempio, con una visione di futuro ricco di fiducia. Quella fiducia che si respira nella progettualità dell’associazione Un’Infanzia da Vivere, fondata nel 2008 da Bruno Mazza premiato il 4 luglio, a Casal di Principe, con il Premio nazionale don Peppe Diana ‘Per Amore del mio Popolo’. L’associazione è partner del progetto ‘Parco Ad Ventura’ sostenuto da Fondazione CON IL SUD.

Le motivazioni del Premio consegnatogli a Casa don Diana, bene confiscato alla camorra e restituito alla collettività, raccontano di un riscatto vissuto. “Con le sue azioni quotidiane – hanno scritto il Comitato don Peppe Diana e il coordinamento provinciale di Libera Caserta, promotori ed organizzatori del Premio nell’ambito del Festival dell’Impegno Civile, giunto alla 19esima edizione- ha salvato tanti giovani dalla morsa della camorra, ha restituito la bellezza dell’incontro in quell’angolo di mondo volutamente dimenticato e preda della criminalità”. E ancora: “È instancabilmente al servizio degli altri insegnando con l’esempio, senza nulla celare del proprio vissuto, quanto sia importante la prossimità per la rinascita della speranza che diventa guida di nuove visioni”. Per la giuria che ha deciso  il riconoscimento: “Un’Infanzia da vivere è avvio e continuazione di un cammino che in pochi avrebbero immaginato ma che lui percorre con tenacia nell’autenticità di una vita che non ha accettato la rassegnazione.  Per la sua assoluta unicità e forza di spirito al di sopra e al di là di ogni limite e per aver scelto con consapevolezza l’impegno che include, accoglie e fa sentire amati”.

La Vela, simbolo della libertà e dell’etica, gli è stata consegnata dal Questore di Caserta, Andrea Grassi e da Giuliano Ciano presidente della cooperativa Un Fiore per la Vita e di Federsolidarietà Campania.  “Lo accolgo con umiltà, perché conosco bene il peso della mia storia, dei miei errori e delle prove che la vita mi ha posto davanti. Perciò – ha detto Mazza a commento- non considero questo riconoscimento un punto di arrivo, ma un invito a continuare a camminare sulla strada della responsabilità, del servizio e del cambiamento. Stare accanto ai bambini, ai giovani e alle famiglie che vivono situazioni di fragilità mi ricorda ogni giorno che la speranza non è una parola vuota, ma qualcosa che si costruisce con gesti concreti, con presenza, con impegno e con amore”. Il Premio, Mazza lo ha dedicato “ai ragazzi dei quartieri, a chi pensa di non avere possibilità, a chi si sente schiacciato dai propri errori o dalle difficoltà della vita”.

Con Bruno Mazza, è stato premiato anche don Peppino Esposito, parroco della chiesa San Pietro Apostolo di Caivano, per la sua opera apostolica a favore degli ultimi. E anche questo è il segno che nessun luogo è maledetto e nessuna storia ha il finale già scritto. A completare la terza dei premiati la Gip del Tribunale di Lecce,  Maria Francesca Mariano, che per le sue indagini antimafia è stata destinataria di gravi minacce e intimidazioni, una magistrata che ha saputo unire il rigore delle decisioni alla serenità dell’agire.

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